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Tipologie di leadership

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Nel precedente articolo abbiamo analizzato i benefici di un leadership esercitata correttamente e i principali problemi riscontrabili in caso di deficit.

Approfondiamo ora il discorso, analizzando i diversi stili di leadership, e citando alcuni cenni storici utili per classificare al meglio questa materia così sfaccettata.

Partiamo dal concetto che la leadership è una skill che per propria natura possiede una struttura dinamica: deve essere cioè coerente con le epoche e con i cambiamenti relativi alle modalità di organizzazione aziendale che il mercato richiede.

Avere un approccio flessibile consente di rimanere attuali nelle dinamiche di riconoscimento e di esercitazione, per agevolare il rapporto con l’eterogeneità del personale operativo risultando sempre efficaci. Anche le figure professionali evolvono ed il ruolo del leader deve sapere rappresentare una preparazione adeguata al contesto in cui opera.

 

Origini

L’importanza del fattore carismatico nella leadership è descritto dal sociologo tedesco Max Weber che, agli inizi del 1900, studiò alcuni leader,  definendo la teoria secondo cui l’autorità carismatica è “potere legittimato sulla base delle eccezionali qualità personali di un capo o la dimostrazione di straordinario acume e successo, che ispirano lealtà ed obbedienza tra i seguaci”

E’ fondamentale ricordare che la leadership è un processo, non un interruttore che si accende e spegne. Molti studi si focalizzano infatti sul cercare di descrivere le caratteristiche del leader, adattabili nei diversi modelli che si susseguono nel tempo.

Inizialmente, uno stile che è apparso diffuso è la leadership transazionale: un appellativo dato appunto dallo scambio che intercorreva tra la prestazione ed il corrispettivo della stessa, ma con l’arrivo della teoria trasformazionale molte dinamiche hanno assunto altri significati, orientati in particolare modo a coltivare le risorse umane e dedicandosi alla loro crescita.

Analizzando i limiti espressi da una modalità di reazione univoca  si inizia a ragionare maggiormente sul  contesto tramite la leadership situazionale, che identifica invece quattro diverse situazioni in base alle quali reagire: la giusta azione dipende dalla situazione specifica. 

La visione attuale, oltre a questi fondamentali studi, descrive il concetto di leadership condivisa: il processo è azionato dal gruppo stesso. La leadership non è solo del leader e questo ruolo comprende il coinvolgimento del gruppo per fare emergere un senso di responsabilità trasversale e rendere le organizzazioni maggiormente efficaci.

 

L’intelligenza emotiva

Secondo Daniel Goleman, esperto riconosciuto a livello globale, un leader efficace non deve disporre solamente di capacità intellettuali e tecniche, ma anche avere propria consapevolezza: saper gestire le proprie emozioni, comprendere i sentimenti degli altri, curare le relazioni interpersonali ed essere in grado di creare risonanza.

La risonanza è la capacità del leader di orientare le emozioni del gruppo in direzione positiva, facendo emergere il meglio di ognuno, permettendo al team di coordinarsi con l‘entusiasmo e l’energia della figura apicale: in diverse analisi viene appunto spiegato come si possa creare risonanza in sei diverse maniere, che portano ai corrispondenti stili. 

 

Tipologie di leadership efficaci

I primi quattro sono considerati efficaci e possono creare un clima favorevole all’interno dell’azienda:

  1. Visionario:  crede nella visione e vuole spostare il gruppo verso un sogno comune: è empatico, ispira il gruppo, argomenta gli sforzi richiesti
  2. Coach: crea una connessione tra obiettivi e bisogni di crescita del gruppo, riconoscendo i punti di forza e di debolezza per fornire uno sviluppo.
  3. Affiliazione: mira a creare armonia, migliorando il clima organizzativo. E’ particolarmente utile per rafforzare connessioni
  4. Democratico: punta ad ottenere collaborazione, vuole un team coeso e compatto. Tenta di ottenere partecipazione e sfrutta gli input interni.

 

Tipologie di leadership “a breve termine”

Goleman, però, descrive altri due stili, autoritari ed utili solo per periodi di tempo breve e in situazioni particolari di crisi:

  1. Battistrada: è impaziente, particolarmente stimolato al successo, orientato a raggiungere determinati risultati (e numeri) a discapito della collaborazione. 
  2. Autoritario: impartisce ordini, verifica e controlla le attività. Non cerca stima, contamina l’umore generale. Questo stile può risultare utile in cambiamenti radicali o in periodi nei quali occorre risolvere problemi impellenti.

Uno dei concetti chiave è che non esiste uno stile migliore di altri. Ognuno prevede una serie di vantaggi e principi non sempre applicabili: è necessario però conoscerli tutti per potersi orientare nella scelta. 

Un buon leader deve essere capace di dominarli tutti e, soprattutto, saper scegliere il più adatto alla circostanza.


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